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LA NOSTRA UNITA’ DI MISURA

Eccoci qua. Che pazzia.
Lo abbiamo rifatto. Lo abbiamo rifatto davvero.
Ci sembrava impossibile averne organizzate 15, eppure evidentemente non eravamo sufficientemente appagati così… è ufficiale stiamo preparando la Vacanza in Romagna n° 16.
Siamo felici. Come e forse ancora di più dei bambini che vengono alla vacanza.
Sedici anni di vacanze: unità di misura, la settimana.
Sedici settimane, 112 giorni di vacanza, oltre 200 bambini passati per questa esperienza, che hanno corso centinaia di chilometri palla al piede, nuotato migliaia di vasche in piscina, mangiato centinaia di chili di pastasciutta e consumato almeno 1000 pizze. Alcune anche con le patatine fritte.
Per non parlare dei decibel urlati, delle decine e decine di docce mai fatte, di milioni di denti mostrati attraverso milioni di sorrisi spalancati e sinceri.
O ancora i milioni di unità di fattore VIII, IX, VII, baypassante e non.
Fiumi di linfa e di fiducia. Centinaia di ore passate a scioglierle tutte. Ad improbabili orari pre mattinieri.
Corde vocali lesionate e poi ricostruite.
Impossibile contare quanti giochi sono stati fatti, quanti premi vinti e quanti persi, quante rabbie esplose e quante trattenute.
Caffè molti, per noi.
Ci sono cose che si possono numerare anche in poche unità, ed è un bene, perché per fortuna non è stato tutto esageratamente tanto.
Ad esempio le ore di sonno.
Si contano sulle dita di una mano quelle. Per notte, certo, ma sempre pochissime. Così come pochissimi sono stati gli emartri, (gli ematomi no, quelli tantissimi), infinitesimi i no e rarissime le rinunce. Praticamente vicine allo zero.
Almeno 40 persone si sono alternate nella conduzione e animazione in questi 16 anni.
Persone che hanno impegnato il loro tempo e le loro personali capacità.
Sempre gratuitamente. Perché il desiderio e la passione, si ripagano non con i denari, ma con la sensazione di avere fatto vagamente bene.
E da allora, da quella famosa e famigerata prima volta, si è parlato di questa vacanza, di questo campo estivo, di questa esperienza, decine e decine di volte.
Attraverso ore di filmati e fotografie che ne hanno fermato moltissimi momenti.
Ad uso nostro, di chi si rivede e si ritrova poco fotogenico ma tanto felice, perché quel particolare li… non se lo ricordava proprio.
Sono state scritte una moltitudine di pagine, articoli, lettere aperte, racconti di episodi più o meno condivisi e condivisibili, ma anche esilaranti e edificanti.
La passione che ci guida e che ci fa ripetere ogni anno questa magia.
Scoprire quasi per caso o con qualche imbarazzo che qualcuno è cresciuto più forte e sicuro anche grazie al passaggio da questa vacanza, che è un’esperienza anche di vita.
E non si tratta solo di bambini, ma anche di genitori. Divenuti più consapevoli e fiduciosi.
Siamo stati anche sgridati qualche vota, anche noi, dai genitori. Noi sempre spieghiamo, condividiamo, non sempre ci riusciamo. Sarebbe bello poter fare felici tutti, ma non è possibile.
Purtroppo, o per fortuna.
Se ripensiamo agli anni passati e ci guardiamo dentro, anche noi siamo cambiati.
Abbiamo svolto il compito che ci siamo reciprocamente affidati. Abbiamo accompagnato per un piccolo pezzo della loro vita centinaia di ragazzi, di cui non ricordiamo solo il numero, ma anche tutti i nomi e le loro storie, i loro sogni, che saranno sicuramente già cambiati, i desideri, le paure.
Dei quali ricordiamo la prima volta che si sono trattati da soli. Alla vacanza. In quel posto pieno di magia che dura una settimana.
La nostra unità di misura. La settimana.
La nostra valigetta degli attrezzi: l’esperienza, l’ascolto, la magia e la pizza.


Alessandro ad un certo punto del suo scritto dice: “… non si tratta solo di bambini ma anche di genitori divenuti fiduciosi”.

Tutto vero… ed a conferma di ciò che diciamo vi faremo leggere ancora una volta ciò che ci scrisse nel numero speciale sulla vacanza un padre dopo essere tornato a casa accompagnando il figlio.

“PASSIONE e… “Dei dell’Olimpo”, tema del campo estivo 2016…”
“…Sono una combinazione che sconvolge questa visione, richiamando alla mia memoria i ricordi di un ragazzino che a scuola o dopo il cinema parrocchiale, ripensava o impersonava, assieme ai compagni di giochi, le gesta di Achille, Ettore, Ulisse, Ercole, imitando il loro sentirsi eroi nonostante la loro umanità, le loro debolezze, i loro caratteri belli o brutti ma sempre specchio di quegli dei ai quali si affidavano.
Così facendo si giocava tutto il pomeriggio, trasformando un semplice campo di erba, un boschetto di pioppi o una casa diroccata in un campo di battaglia, un mare in tempesta o gli scogli di Scilla e Cariddi; in quei pomeriggi si cresceva facendo tutte quelle “cose normali” che anche i nostri ragazzi hanno provato nel campo estivo in Romagna:
– prendendosi in giro;
– facendo domande serie;
– giocando o arrabbiandosi per la vittoria o sconfitta;
– litigando e facendo pace;
– aspettando i soliti ritardatari;
– saltando, correndo, sudando, provando e riprovando;
– osservando e immaginando cose oltre l’orizzonte visibile;
– scambiando i vestiti per non farsi riconoscere mentre si gioca a nascondino o a tana;
– trovando un tesoro magari fatto semplicemente di biglie di vetro;
– cantando canzoni stonate;
– tornando alla sera a casa soddisfatti e contenti.

La passione per il gioco e per lo stare assieme si trasformava in azione, condivisione, partecipazione.
Mito, poesia e storia insegnano che l’umanità vive, agisce e subisce, secondo i vari significati della parola PASSIONE che spinge l’uomo a non arrendersi davanti ad un ostacolo, anzi, ad incitarlo a saltarlo con più convinzione e coraggio, in modo da farlo arrivare vittorioso al traguardo, oppure abbatterlo fino a prostrarlo ma rendendolo comunque un eroe, nonostante tutto.
Questa PASSIONE, insomma, non è ferma a contemplare il passato ma lo legge per decidere del futuro destino dell’eroe.
Son ben lontano dai requisiti “anagrafici” per poter partecipare al campo estivo; posso solo raccogliere lo spirito, senza età, di chi guida ogni anno questa settimana – “il campo estivo è un grande gioco, che si specchia nella vita” – e ciò che portano a casa i nostri ragazzi attraverso lo slogan creato da loro…
…“il campo estivo è la miglior profilassi !”.
L’unione di queste due frasi potrebbe dare lo spunto per una visione dell’emofilia nei prossimi decenni.
Da questa settimana regalata ai nostri figli e dove i genitori “smettono di preoccuparsi” per almeno sette giorni, ci portiamo a casa la PASSIONE dei nostri ragazzi di voler crescere, di voler superare quegli ostacoli che sembravano impossibili fino a quando non si accorgono che sono gli stessi ostacoli di altri che, prima di loro, li hanno superati e vinti; di volersi realizzare imitando gli animatori più grandi; di voler vivere pienamente le proprie scelte di crescita, di studio, di famiglia, di cuore, di vita, consapevoli anche dei propri limiti;.Insomma…. una visione rivolta al futuro di ciò che potranno diventare e non solamente di ciò che sono.
Al termine di questi sette giorni ci portiamo a casa con i nostri figli anche la PASSIONE trasmessa da chi organizza ogni anno il campo estivo e che ci aiuta – genitori e figli – ad imparare a decidere con il cuore e con la mente, perché, se le scelte si fanno con entrambi gli organi, allora non si sbaglia mai o si sbaglia meno.
Appassionarsi a qualcosa non vuol solo dire soffrire ma anche avere il desiderio, la forza e il coraggio di vivere un giorno, una settimana, una vita piena di sorprese, che poi porteranno a nutrire sempre più quella PASSIONE che rende vivi.
Infatti una vita senza PASSIONI è nient’altro che… una vita non vissuta”.

Che dire, caro Ale…
Ti sembra proprio una pazzia o invece la trasformiamo in una favola diversa?
Una favola moderna che poi raccontandone anche soltanto un semplice episodio è capace di vincere il premio “A fianco del coraggio”.
Lo rifaremo?… Certo che lo rifaremo: “Noi siamo sempre pronti”.

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