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TERAPIA GENICA CHE RIDUCE LA NECESSITA’ DI TRASFUSIONI NEI TALASSEMICI

In uno studio di fase I/II di autori italiani, presentato all’ultima edizione del congresso ASH (American Society of Hematology), i primi dati mostrano che i pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente sottoposti a una singola infusione di cellule staminali modificate geneticamente con un vettore lentivirale in modo da contenere il gene corretto hanno ottenuto una riduzione significativa del bisogno di trasfusioni.
Il nuovo protocollo di terapia genica è risultato anche ben tollerato.

I risultati suggeriscono che la terapia genica potrebbe offrire una valida alternativa al trapianto di cellule staminali – attualmente l’unica terapia curativa per questa condizione – per i pazienti non idonei ad essere trapiantati o per i quali non si riesce a trovare un donatore di cellule staminali compatibile.
La terapia genica sperimentata dagli autori italiani, coordinati da Sarah Marktel dell’Ospedale San Raffaele e dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica, mira a fornire i geni corretti, sostitutivi di quelli difettosi, direttamente nel midollo osseo, per consentire al corpo del paziente di produrre globuli rossi capaci di produrre emoglobina normale.
Per testare la sicurezza, la fattibilità e l’efficacia di quest’approccio, i ricercatori hanno estratto le cellule staminali da sette pazienti (tre adulti e quattro bambini, tutti che necessitavano di trasfusioni di sangue regolari per via della gravità della malattia) e poi hanno trasdotto le cellule con un virus non patogeno, un vettore lentivirale chiamato GLOBE, che trasportava il gene corretto della beta-globina umana.
Dopo aver sottoposto ciascun paziente a un condizionamento con una chemioterapia mieloablativa a base di treosulfan e thiotepa per favorire un attecchimento efficiente delle nuove cellule staminali nel midollo osseo, le cellule staminali contenenti il gene corretto venivano infuse nel midollo osseo dei pazienti, a livello delle creste iliache postero-superiori.

CELLULE STAMINALI INFUSE NEL MIDOLLO
Questo studio, chiamato TIGET-BTHAL, è l’ultimo di una serie in cui si sono sperimentate diverse terapie geniche per curare la beta talassemia, alcuni dei quali hanno dato anch’essi risultati promettenti; tuttavia, l’approccio adottato in questo lavoro differisce dalla terapie geniche testate in precedenza in quanto comporta un disegno diverso del vettore virale, utilizza un diverso regime di condizionamento ed è la prima terapia genica con cellule staminali che viene infusa direttamente nel midollo osseo, dove vengono prodotte le cellule del sangue.
Dopo una mediana di 16 mesi di follow-up, cinque dei sette pazienti hanno mostrato una marcata riduzione del numero di trasfusioni di sangue richieste.
Inoltre, tre pazienti pediatrici non hanno più richiesto trasfusioni di sangue a partire dal mese successivo all’infusione della terapia genica e continuavano a non aver bisogno di trasfusioni all’ultima visita di controllo (rispettivamente 13, 10 e 8 mesi dopo l’infusione).
Inoltre, i ricercatori hanno osservato una correlazione tra il livello di attecchimento delle staminali con il gene corretto nel sangue periferico e nel midollo osseo e necessità di trasfusioni.
“Il nostro studio suggerisce che la terapia genica può correggere la malattia e portare di conseguenza all’indipendenza dalla trasfusione” – ha detto la Marktel in conferenza stampa – sebbene il numero di pazienti che abbiamo studiato sia piccolo, i nostri risultati preliminari suggeriscono anche che il beneficio potrebbe essere maggiore nei bambini rispetto agli adulti.
La nostra ipotesi è che le cellule staminali più giovani nei pazienti pediatrici possano essere corrette più favorevolmente dalla terapia genica e in generale possono portare a un migliore attecchimento e a performance migliori”.
Rispetto ai precedenti studi in cui le cellule staminali geneticamente modificate sono state iniettate nel torrente sanguigno tramite un’infusione endovenosa, i pazienti arruolati nello studio presentato al congresso hanno iniziato a mostrare evidenze di successo dell’attecchimento subito dopo aver ricevuto la terapia, a suggerire che l’infusione delle cellule direttamente nel midollo osseo dei pazienti può fare la differenza.
Anche il profilo di sicurezza è apparso incoraggiante. Infatti, non si sono registrate reazioni avverse correlate alla terapia genica, ad eccezione degli effetti collaterali tipicamente associati alla chemioterapia utilizzata per il condizionamento, come le infezioni.
Il team italiano, ha riferito la Marktel, sta ora effettuando ulteriori analisi di follow-up ed è in procinto di somministrare la terapia genica a tre ulteriori pazienti pediatrici.

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