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Tra le piaghe d’Egitto non c’era….

Tra le piaghe d’Egitto sicuramente l’obesità non c’era e non è nemmeno contemplata da chi rivolgendosi in modo dissacrante e politicamente non corretto a chi con fare vittimistico asserisce che il solo sentir l’odore del cibo lo porta ad ingrassare, risponde con un “da Dachau nessuno è uscito grasso”.

L’obesità è invece attualmente un problema molto presente ed evidente fin dalla più giovane età. Gli ultimi dati pubblicati dalla Childhood Obesity Surveillance initiative (2015-17) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che i bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa, in particolare quelli che vivono al Sud. L’Italia ha il triste primato di avere il maggior tasso di obesità infantile maschile (21% assieme a Cipro), mentre le bambine italiane, sommando obesità vera e propria al sovrappeso, raggiungono il 38%.

Da questa indagine è comunque emerso come negli ultimi anni i Paesi Europei più colpiti da questo fenomeno abbiano iniziato a mettere in atto alcuni provvedimenti atti a prevenire, e quindi a diminuire, il numero di obesi tra la popolazione infantile. Un decremento, seppur lieve, del tasso di obesità lo si sta riscontrando fortunatamente anche nel nostro Paese. Altro elemento positivo emerso dallo studio è stato l’aumento di consumo di frutta e verdura da parte dei bambini, a discapito di pizza e fast food. Fondamentale per quest’ultimo aspetto l’impegno di scuola e ministero nell’imporre l’introduzione di tali alimenti nelle mense scolastiche di ogni ordine e grado. Ma per ottenere un risultato migliore è di primaria importanza far comprendere ai genitori la dimensione del problema e le conseguenze.

Un errore diffuso e molto grave che spesso i genitori involontariamente commettono è quello di sostenere che con l’età passa tutto, ma questo non è vero, anzi. Dati alla mano mostrano infatti che se non si interviene in modo adeguato fin da subito oltre il 50% dei casi non si risolverà o addirittura peggiorerà portando con sé una serie di conseguenze precoci o tardive di notevole importanza e gravità.

Tra le conseguenze precoci vi è il danno articolare, presente in tutti i piccoli obesi, ma ancora più importante nei piccoli emofilici obesi, dove oltre all’aumentato carico sulle articolazioni dato dall’eccesso di peso, l’instaurarsi di emartri o sanguinamenti minori contribuisce ulteriormente a danneggiare in modo irreparabile la loro struttura scheletrica.

Tra le complicanze tardive, evidenti in età adulta, ma che cominciano a fare capolino nell’infanzia troviamo invece:

  • La presenza di glicemie elevate, rispetto ai parametri corretti per età, sia a digiuno che dopo carico di glucosio. Non si tratta ancora di diabete vero e proprio, ma rappresenta un primo campanello di allarme in tal senso
  • Un aumentato  rischio di steatosi epatica, di presentare quindi un fegato anormalmente ingrassato
  • Valori pressori decisamente più alti rispetto ai bambini della stessa età non obesi
  • Un aumento di colesterolo e trigliceridi, che assieme a tutti gli altri parametri anomali riscontrati sono l’anticamera della cosiddetta sindrome metabolica. Il bambino obeso presenta quindi una maggiore probabilità di sviluppare da adulto patologie cardiovascolari importanti

Il quadro non è rassicurante visti i tassi di obesità che affliggono i bambini del nostro Paese, ma è comunque importante sapere che i fattori di rischio metabolico e cardiovascolare possono sempre regredire, purché il bambino e la famiglia mettano in atto alcune contro-misure.

Come iniziare? In primis dalla promozione di uno stile di vita sano che coinvolga il bambino e tutta la sua famiglia. L’attività motoria è fondamentale per ridurre il peso corporeo, e nei bambini emofilici, più che negli altri, per mantenere una buona tonicità muscolare e una buona funzionalità articolare. L’attività deve però essere costante, continuativa e sotto la supervisione di persone esperte.

La corretta alimentazione si inizia ad imparare da piccoli, in famiglia, quindi è importante che abitudini corrette vengano inculcate al bambino fin dalla più tenera età.  Questo ovviamente non significa che si debba rinunciare del tutto a squisitezze junk come pizza o hamburger, ma il tutto deve essere assunto con equilibrio e moderazione. Successivamente un ruolo importante nell’educazione alimentare viene svolto dalla scuola mediante programmi di insegnamento mirati e pasti ad hoc nelle mense.

L’obesità giovanile è dunque un problema serio che come tale va affrontato. Non è un male incurabile, ma se non arginata precocemente può portare a conseguenze anche gravi. Movimento costante e corretta alimentazione sono sufficienti a ridurre in modo considerevole l’eccesso di peso.

Per tutti i motivi sopra citati, nel prossimo numero di Ex  relativo alle vacanze in Romagna mi piacerebbe quindi vedere tanti bambini e ragazzi felici e giocosi come ho visto quest’anno, ma decisamente più magri.

 

Dr.ssa Samantha Pasca

Centro Emofilia di Padova