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RUBRICA PSICOLOGICA NARCISISMO: QUANDO LO SPECCHIO S’INFRANGE?

Terza puntata della rubrica psicologica.
Questa volta la dottoressa Gagliardini tratta il tema del “narcisismo”.
Ricordiamo che nella sua presentazione della prima puntata affermava che i temi affrontabili in questo campo sono molti: il corpo, la malattia, la genitorialità, il rapporto tra fratelli, la scolarità, la psicosomatica, il rapporto di coppia.
Ricordiamo ancora una volta  quanto ha scritto la dottoressa Gagliardini nella prima puntata ma soprattutto vogliamo fare riferimento a questo articolo perchè tocca una problematica molto sentita, soprattutto da parte delle mamme:
…“Sono tutti argomenti ampi e che possiamo affrontare da diversi punti di vista.
tuttavia penso che forse, sia più utile per voi approcciarvi alla lettura se la tematica vi appassiona o incuriosisce.
Per questo v’invito a scrivermi quale tema vorreste affrontare o a quali domande desiderereste avere risposta.
Per questo scrivete a agagliardini@libero.it  ricordando di mettere come oggetto: articolo ex.
Sperando che questo spazio di lettura possa essere utile, vi ringrazio per la partecipazione”.

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emoex

In psicoanalisi, soprattutto nella società attuale, si parla spesso di narcisismo.
Il termine riprende il noto mito. Senza approfondirne troppo l’analisi, Narciso si specchia nel lago e s’innamora di se stesso.
Si potrebbe così pensare che il rivolgimento completo su se stessi non permette l’apertura al mondo esterno impoverendo l’individuo.
Quando tutto ciò diventa patologico come in questo caso?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo puntualizzare che una dose di narcisismo è importante per l’identità dell’individuo.
Freud sottolineava che il bambino è visto come “His Majestic the baby” cioè “sua maestà il re” dai genitori (1914, p.68).
Il bambino deve cioè essere investito positivamente dalla madre e dal padre per ritrovare dentro di sé l’amore per se stesso.
Recalcati (2012), riferendosi alle teorie lacaniane, evidenzia che l’unità dell’immagine corporea viene trasmessa quando l’adulto riesce a porsi come specchio cioè come colui che rimanda il senso di identità.
Per questo è molto importante quello che percepisce il bambino nella sua relazione con la madre. Egli vede se stesso nel suo sguardo e ne percepisce lo stato d’animo. Winnicott (2007), che era un pediatra e psicoanalista inglese di nota fama, sottolineava che una madre deficitaria in questa funzione, spinge il bambino a controllare continuamente l’espressione del suo volto per captarne gli stati d’animo.
In alcuni casi, quando la madre è molto sofferente, il bambino può specchiarsi nel vuoto cioè in uno sguardo che rimanda al nulla.
È la sindrome della madre morta di Green.
Si potrebbero fare molti altri esempi per chiarire quali conseguenze può determinare un narcisismo “ferito” o non evoluto.
Marucco (2008), ma con lui altri analisti, hanno evidenziato come un bambino può strutturare un narcisismo “debole” se il genitore lo invade con le proprie paure, bisogni, desideri non lasciandogli la possibilità di creare una propria identità.
Potremmo pensare che questo meccanismo si è attivato in quelle persone che portano avanti i sogni e i bisogni genitoriali più che i propri.
Il genitore a volte preme, inconsciamente, cioè senza averne consapevolezza, il figlio a raggiungere gli obiettivi che lui non è stato in grado cogliere.
S’instaura così tra genitori e figli un meccanismo nel quale i primi richiedono appagamento dei propri bisogni frustrati e riparazione delle ferite vissute, mentre i secondi si annullano nel tentativo di non sentire il dolore che hanno paura di infliggere a chi si prende cura di loro.
Il rischio è una perdita identitaria che fa scattare misure difensive allo scopo di colmare il profondo senso di vuoto e svalutazione.
L’autostima ne è annientata perché l’esistenza è fatta solo di Uno: l’Altro.
Per appagarlo bisogna cancellarsi e annullarsi, non si può esistere come individuo singolo.
Tuttavia, più banalmente, possiamo osservare, nella vita di tutti i giorni, come chi si ammala tenda a chiudersi in se stesso cercando di attivare tutte le energie possibili per canalizzarle verso la cura e la guarigione.
Chi è ad esempio influenzato difficilmente trova la voglia di incontrare gli amici.
Questa chiusura non deve essere prolungata nel tempo.
Quello che vorrei qui sottolineare è che si deve strutturare una sorta di equilibrio tra investimento su se stessi e investimento verso il mondo esterno.
Naturalmente tutto va sempre contestualizzato.
Quando uno dei poli eccede come caratteristica fissa dell’individuo, allora sotto si nasconde una sofferenza.
Ora cosa succede quando un genitore scopre che il figlio soffre di una malattia organica?
Spesso si sente dire che si prova un profondo senso di colpa.
Questo vissuto racchiude in se un aspetto narcisistico.
La madre, infatti, si sente al centro di questo dramma vivendosi colpevole per non essere riuscita a generare un figlio sano.
È lei, come ci dice Soulé (1978), che sente di non avere avuto gli strumenti per dotare il figlio di un corpo sano.
Per questo possiamo dire che queste mamme sentono una ferita narcisistica.
Il rischio è che il dolore le spinga a essere iper presenti nella vita del figlio non lasciando troppo spazio alla sua possibilità di espressione, inibendone la crescita narcisistica e bloccandolo nel proprio narcisismo ferito.
Le conseguenze possono essere una difficoltà alla separazione, alla differenzazione, alla realizzazione di un buon livello di autostima, una carenza di investimento verso il mondo esterno, una chiusura su se stessi, sentimenti di vuoto, svalutazione, ecc.
Naturalmente, tutti questi meccanismi avvengono senza che ci sia una reale consapevolezza.
L’aspetto che mi preme più sottolineare è che si producono perché la madre è estremamente sofferente e per fare fronte a questo vissuto e contemporaneamente occuparsi del suo piccolo, si sente “costretta” ad attivare un sistema difensivo che però può diventare nel tempo disfunzionale.
Per questo penso che al momento della diagnosi di malattia organica sia sempre consigliabile potere accedere a un consulto psicoterapeutico perché certe dinamiche non trovino spazio nella fissazione sviluppando nel tempo pesanti sofferenze.
Per questo esiste un narcisismo di vita e un narcisismo di morte come intitola il suo libro André Green. L’investimento narcisistico è importante alla fine della costruzione dell’identità, ma può trasformarsi in mortifero se invece che alimentare la scoperta di sé e del mondo, ne inibisce il cammino soffocando il desiderio.

Anita Gagliardini

P.S. Per chi volesse fare domande per ricevere chiarimenti o specifiche può scrivere a:
agagliardini@libero.it

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Bibliografia
Freud S. (1914), “Introduzione al narcisismo”, II, Ed. Boringhieri
Green A. (1992), “Narcisismo di vita narcisismo di morte”,  Ed. Borla
Marucco N. (2008), “Cura analitica e transfert”, Ed. Borla
Recalcati M. (2012), “Jacques Lacan desiderio, godimento e soggettivazione”, Ed. Raffaello cortina
Soulé M. (2007), “Les souhaits de mort en pediatrie du nouveau-ne” in Mère mortifière mere meurtrière mere mortifièe, Ed. ESF

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