emofilia
Epatite C

LA CURA PER I POSITIVI ALL’EPATITE C

La storia della trasmissione del virus dell’epatite C attraverso gli emoderivati è ormai nota a tutti. Sebbene dal 1987 non siano stati più identificati casi di contagio da emoderivati, studiando i sieri dei prelievi in tanti anni di ricerca, si è saputo che molti contagi sono avvenuti negli emofilici adulti, addirittura dall’infanzia, con trasfusioni di sangue intero (prima dell’avvento degli emoderivati o quando non erano molto diffusi) o altre vie.

Accertato che la storia dell’epatite C è molto lunga (attualmente stimata in 30 o più anni) e che in moltissimi casi ha un andamento del tutto silente, tale da rendere difficile la diagnosi clinica, da cinque anni esiste un particolare test denominato HCV-RNA che permette di accertare il pericolo dell’HCV attraverso la viremia.
Si tratta di un esame che dà modo di avere un quadro molto preciso dell’infezione in corso. La sola presenza di anticorpi (markers) rivela un avvenuto contatto del sistema immunitario con virus ma non la reale presenza in circolo e la sua entità.

Un altro test molto semplice e diffuso da molti anni è il controllo dei valori delle transaminasi. L’osservazione dei suoi valori e dell’andamento nel tempo permette di avere un certo quadro dell’infezione, soprattutto nei casi di cronicizzazione silente, senza manifestazioni acute.

Raccomandata almeno una volta l’anno anche l’ecografia epatica che permette di vedere eventuali ingrossamenti del fegato, steatosi (manto di grasso attorno alle strutture cellulari del fegato ed indice di alimentazione scorretta) e disomogeneità della struttura (degenerazione del fegato verso la cirrosi).

Ma la ricerca, oltre ad indagare sulle manifestazioni del virus, tenta di ottenere anche la cura dell’infezione da esso causata.
Attualmente, dopo la deludente esperienza della terapia con Interferone, si è rivelata molto più promettente una terapia associata di Interferone-Ribavirina.
Quest’ultima è stata al centro di dibattiti circa la sua tossicità per il sistema nervoso e per provocare anemie.
L’allarme sembra ridimensionato con una più esatta valutazione del dosaggio ed oggi le statistiche danno il 40% di emofilici infettati del tutto guariti (HCV-RNA negativo, transaminasi normali) e senza le dolorose ricadute riscontrate col solo Interferone (circa 80% dei casi risolti in primo momento).
Inoltre la terapia associata mostra efficacia anche in pazienti farmaco-resistenti al solo Interferone come pure ad infezioni già avanzate.

Oggi si profilano nuovi farmaci, come la Mantadina, ancora sperimentali ma molto promettenti per raggiungere risultati sempre migliori.