Il 16 gennaio scorso si è svolto un “webinar” organizzato dal Comitato giovani della Federazione delle Associazioni Emofilici (Fedemo) sull’argomento: “Covid-19, emofilia e vaccini”.
Il 2020 ed il 2021 saranno ricordati soprattutto per questi eventi.
Ma cosa significa “webinar”?
Un webinar è un evento pubblico che avviene online ed è un’occasione in cui più persone si ritrovano via internet, mediante una piattaforma o un software, nello stesso momento, per discutere di un certo argomento: chi presenta o conduce l’evento può usare diversi strumenti online, mostrando slide, filmati, confrontandosi in diretta con gli altri partecipanti, sia in forma scritta sia a voce.
Ecco, appunto; questo evento, voluto dai giovani di Fedemo, ha cercato di coprire un vuoto dovuto alla mancanza di potersi spostare da un posto all’altro a causa della pandemia provocata da questo virus.
Un momento informativo quindi al quale hanno avuto la possibilità di partecipare tutti coloro che sono interessati alle problematiche legate all’emofilia ed al come affrontare alcune situazioni vaccinali.
Infatti Cristina Cassone, presidente di Fedemo, nel presentare l’evento ha affermato: “Non si tratta di un simposio scientifico, ma di un’amichevole chiacchierata con alcuni nostri esperti che risponderanno poi alle domande dei partecipanti”.
Hanno partecipato all’evento, sia con relazione che rispondendo alle domande degli intervenuti, la dott.ssa Angiola Rocino, presidente della Associazione Italiana dei Centri emofilia (AICE); la prof. Paola Giordano del Dipartimento Assistenziale Integrato Scienze e Chirurgie Pediatriche Dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari; la dott.ssa Chiara Biasoli, Responsabile del Centro Emofilia della Romagna di Cesena.
Hanno guidato il dibattito Nicola Ceresi ed Enrico Ferri Grazzi.
ANGIOLA ROCINO
Sull’argomento dei vaccini e quindi delle vaccinazioni, la dottoressa Rocino ha puntualizzato l’importanza che tutti i pazienti emofilici superino le perplessità e che al momento opportuno si vaccinino.
“Sappiamo ancora poco – ha detto testualmente – rispetto a questa vaccinazione e soprattutto sappiamo poco rispetto alla sua durata.
Tuttavia una cosa è certa: i vaccini che abbiamo a disposizione in questo momento sono efficaci circa e più del 90%, anche se non esistono studi disponibili che ci consentano di definire con ragionevole precisione quanto duri l’immunità.
Un altro problema importante è che gli studi condotti fino ad ora, necessari per la registrazione, non hanno compreso studi pediatrici, per cui entrambi sono consigliati per pazienti adulti.
Quindi, fino a nuove evidenze, non potremo vaccinare i pazienti che si trovano in età inferiore ai 18 anni.
La comunità scientifica dell’AICE e tutte le comunità scientifiche impegnate in prima linea nel trattamento di pazienti affetti da emofilia e MEC, non possono che supportare la vaccinazione, ribadendo la disponibilità a rispondere ad ogni perplessità e dubbio direttamente, per andare incontro ai pazienti.
Il messaggio è uno solo: vaccinarsi, perché non c’è nessun motivo di non farlo. I pazienti emofilici non hanno maggiore possibilità di infettarsi rispetto alla popolazione generale, e fino ad ora c’è stato un esiguo numero di pazienti che hanno contratto il virus”.
PAOLA GIORDANO
La prof.ssa Giordano è intervenuta parlando della casistica soprattutto nei bambini ricordando che le linee guida nazionali e internazionali specificano che in nessun modo i pazienti emofilici e con Malattie Emorragiche Congenite sono a maggiore rischio rispetto alla popolazione generale e non sono quindi inclusi nelle categorie a rischio o cosiddette “fragili” che hanno una corsia preferenziale alla vaccinazione.
“Ci vorrà un po’ di pazienza – ha continuato – pensando e sapendo che si è incanalati secondo le direttive nazionali e regionali e che quando si viene chiamati bisognerà sicuramente andare a vaccinarsi.
I bambini, per il momento non hanno un vaccino disponibile, tuttavia l’infezione COVID in età pediatrica è decisamente più rara e decisamente meno grave rispetto a quella in età adulta.
Un grosso studio condotto dalla società italiana di pediatria, a cui hanno partecipato 50 Centri di malattie infettive italiani, ha raccolto la più grande casistica europea (759 bambini).
Di questi, l’80% ha avuto febbre, il 38% ha avuto tosse, il 20% ha avuto rinite e meno del 20% hanno avuto altri sintomi.
I casi gravi sono stati rarissimi e sono stati soprattutto in età adolescenziale. Mentre nel bambino più piccolo è più comune vedere sintomi lievi quali tosse e rinite, nell’adolescente vengono osservati sintomi più simili a quelli della sindrome negli adulti, quali alterazioai del gusto e dell’olfatto, nausea, mal di testa e dolore toracico.
La stragrande maggioranza dei 759 soggetti dello studio erano paucisintomatici o asintomatici.
Per quanto riguarda il vaccino in età pediatrica, non è ancora possibile dire niente, quando ci saranno dati a disposizone e la somministrazione verrà autorizzata, le indicazioni nazionali ed europee sono approssimativamente le stesse, e quindi il vaccino verrà somministrato con un’iniezione intramuscolare, preceduto da una dose di fattore di coagulazione nei pazienti gravi.
Nei pazienti con fattore superiore al 10% o per chi è in profilassi con Emicizumab, non sarà necessaria una somministrazione di fattore preventiva”.
CHIARA BIASOLI
Anche la dottoressa Biasoli ha parlato di momento di confronto importante verso una malattia nuova verso la quale c’é poca esperienza e grandi incertezze.
Rispondendo ad una domanda riguardo all’urgenza per la popolazione emofilica nel ricevere il vaccino, ha affermato che: “I dati a nostra disposizione rispetto alla prevalenza di infezione da SARS CoV-2 nella popolazione degli emoficili e i pazienti con MEC in generale, non indicano che ci sia una maggiore prevalenza.
AICE, non molto tempo fa, ha avviato uno studio che si pone come obiettivo prioprio quello di appurare quanti e quali emofilici e pazienti MEC vengono ad essere colpiti da questa infezione e come eventualmente l’infezione si comporta in questi soggetti.
Fino ad ora, i dati raccolti dimostrano un numero esiguo di pazienti che hanno contratto il virus nella prima fase della pandemia.
Tra i mesi di gennaio e maggio dello scorso anno, il numero di pazienti emofilici o affetti da MEC in cui è stata rilevata l’infezione non ha superato i 10-12 soggetti. Questo ci lascia supporre che i pazienti con queste patologie non sono a maggior rischio e quindi non vi è urgenza per questa popolazione di sottoporsi alla vaccinazione.
Infatti, le direttive nazionali non vanno in questa direzione.
Questo potrebbe essere deludente per alcuni pazienti, ma è bene considerare anche che la vaccinazione non ci esime da certi comportamenti considerati fondamentali per la tutela personale e degli altri, e cioè il distanziamento interpersonale, il cercare di limitare gli incontri con soggetti potenzialemente infetti e l’indossare la mascherina e l’utilizzo del disinfettante. In sostanza, la vaccinazione non determina un “liberi tutti”, perché anche i vaccinati dovranno continaure a seguire le regole fondamentali”.
QUALE COMPORTAMENTO PER I BAMBINI
Nel contesto della discussione e delle domande e sempre a proposito dei bambini la prof.ssa Giordano ha risposto ad una domanda che chiedeva se, siccome i bambini non hanno la possibilità di ricevere il vaccino e tendono a non avere gravi sintomi con la potenzialità di diventare cosiddetti “portatori”, si dovrebbero adottare particolari attenzioni e misure di protezione quando i bimbi rientrano in famiglia, affermando che: “…lo studio menzionato in precedenza ha dimostrato che il tasso di trasmissione dell’otto per cento osservato nella popolazione pediatrica è molto basso e la trasmissione sembra avere origine in altri contesti esterni al nucleo familiare, e potrebbe dipendere dai genitori che in un contesto lavorativo o in altre situazioni, contraggono il virus e poi rientrano a casa.
È inoltre opportuno considerate che la chiusura delle scuole ha determinato difficoltà psicologiche non indifferenti.
È chiaro che il bambino non sarà mai più un veicolo una volta che tutta la popolazione adulta sarà vaccinata e immunizzata, ma non c’è nessuna urgenza nel dare una corsia preferenziale ai genitori di bambini emofilici o affetti da MEC per proteggerli, dato che non sono una popolazione a rischio.
Sappiamo che i pazienti con allergie gravi sono tra quelle categorie da attenzionare. Tuttavia, l’utilizzo di farmaci immunosoppressivi non controindica la somministrazione del vaccino”.
PER CHI SOFFRE DI GRAVI ALLERGIE O INFEZIONI DA HIV/HCV?
E’ intervenuta ancora la dottoressa Biasoli rispondendo ad una domanda su possibili controindicazioni su soggetti con gravi allergie affermando che ci sono procedure fisse, valide indipendentemente dall’emofilia che vengono applicate a tutte le vaccinazioni e che possono variare dal rimanere in osservazione per un determinato lasso di tempo dopo la somministrazione alla registrazione di casi.
“Ricordiamoci sempre – ha proseguito – che questo vaccino non ha una storia lunga. E’ stato reso disponibile a causa di una emergenza sanitaria mondiale e non sono ancora disponibili grandi dati, per cui l’insorgenza di reazioni allergiche gravi verrà man mano segnalata.
Tuttavia, è necessario non preoccuparsi troppo perché i protocolli per controllare questo tipo di reazione esistono e vengono utilizzati.
Inoltre, non ci sono controindicazioni del vaccino per chi fa terapie antivirali per l’HIV”.
Sull’argomento molto interessante è intervenuta anche la dottoressa Rocino la quale ha detto: “Negli studi preregistrativi, i paziendi HIV e HCV positivi non sono stati esclusi. Per cui se ci fosse stato un motivo di controinidicazione per queste categorie, non sarebbe stata consentitla la partecipazione nei tial.
Mettendo insieme le popolazioni arruolate negli studi (circa 30’000 pazienti) non è stata registrata una maggiore incidenza di reazioni al vaccino, non evidenziando nessun motivo per non utilizzarlo.
Ci sono state reazioni avverse, ma sono state tutte di lieve entità che non controindicano la somministrazione.
Queste reazioni non sono debilitanti, e facilmente superabili e sono relativamente comuni nelle vaccinazioni.
Il messaggio è vacccinazione sì, perché non c’è motivo alcuno per non farlo”.
La stessa dottoressa Rocino ha risposto ad alcune domande:
Esiste una Priorità verso gli HIV/HCV positivi?;
La procedura di vaccinazione per gli emofilici?;
A vaccinarsi, è necessario farlo nei centri MEC?
“Gli HIV/HCV positivi non verranno chiamati prima perché le regole sono chiare. Gli operatori sanitari hanno la precedenza in questo momento.
Successivamente si passerà agli ultra-ottantenni, dato che si tratta della popolazione a maggior rischio di complicanze dal virus. Però l’obiettivo è certamente quello di raggiungere tutti i soggetti della nostra società per raggiungere l’immunità di gregge.
Detto questo, è necessario menzionare che non siamo sicuri quanto durerà l’immunità indotta dal vaccino e se questo ci porterà poi ad una immunità di gregge che ci sarà possibile mantenere”.
“Per le procedure, gli aghi utilizzati sono quelli utilizzati per qualsiasi altra vaccinazione. Nelle schede tecniche di entrambi i vaccini, viene menzionato di prestare attenzione nei pazienti MEC per preservarli da potenziali effetti collaterali,che altro non sono che un piccolo ematoma. Il paziente in profilassi e che è dunque protetto dagli eventi emorragici spontanei, ha un livello di fattore più che sufficiente per evitare qualsisasi tipo di complicazione. Salvo poi ci fosse un piccolo “incidente di percorso” (operatore dipendente) nella somministrazione, allora il medico del centro emofilia potrà intervenire per per far fronte ad un evento emorragico che comunque si prospetta di essere nella natura di una piccolo livido o ematoma. Qundi, le stesse precauzioni che vengono prese per tutte le altre vaccinazioni sono assolumente valide anche in questo caso.
Ciò che è stato pubblicato da EAHAD e altre comunità scientifiche indica che al di sopra di livelli di fattore del 10% non ci sono rischi particolari per il paziente, oltre a un piccolo livido, che è comune anche nelle persone senza coagulopatie”.
La dottoressa Biasoli, sull’argomento, ha aggiunto: “Per il “dove vaccinarsi” non c’è motivo per cui bisognerebbe fare il vaccino all’interno dei Centri MEC.
La somministrazione della prima dose e del richiamo richiede un’organizzazione tale (anche in termini di logistica e conservazione) che il centro MEC non se lo può permettere. Inoltre, non esistono controindicazioni particolari per le persone affette da coagulopatie nella somministrazione del vaccino, non rendendo quindi necessaria la somministrazione del vaccino al centro MEC.
Per i pazienti che saranno vaccinati, sarà più che sufficiente avvisare i medici del centro MEC in modo che i dati possano essere registrati in cartella per ciò che concerne la vita e il benessere dei pazienti, oltre al poter mantenere i record aggiornati per quei pazienti che fanno parte di studi osservazionali o sperimentazioni in corso”.
Il dibattito è continuato con domande e risposte altrettanto interessanti ma per ragioni di spazio siamo costretti a richiamare i nostri lettori che è possibile riascoltare la registrazione sul sito di Fedemo.
In conclusione vcogliamo ribadire l’importanza di vaccinarsi perché come scritto anche nel titolo di questa pagina non c’è nessuna differenza tra emofilici e popolazione generale in termini di vaccini in generale.