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NOI “SIAMO” IL NOSTRO PAESE

Anno quarantesette della nostra ormai lunga storia.
Un semplice numero che però racchiude in se un cinquantennio di vita delle nostre comunità, delle battaglie per tutti i riconoscimenti ottenuti, delle sconfitte brucianti, delle vite perdute e di quelle riconquistate.
A proposito di vite e quindi di voglia di vivere, quest’ultimo anno con il virus in primo piano che ci ha tenuti “svegli” e allerta (ammesso che ci fossimo dimenticati le battaglie combattute per una vita migliore), ha fatto sì che per sentirci vivi, ci si inventasse e noi del volontariato, i medici, le case farmaceutiche e le istituzioni (queste le metto soltanto per amor di patria) abbiamo seguito l’esempio, un nuovo modo di comunicare e di scambiarsi esperienze, ossessionati dalla necessità di non sentirsi soli con le nostre problematiche legate alla cura, ai farmaci, all’assistenza o semplicemente al dover restare chiusi in casa.
Il nostro giornale ne ha fatto incetta di tutte queste iniziative e ne è venuto fuori un riassunto forse dei più importanti in fatto di informazione che in fondo è proprio quella che noi abbiamo dato e stiamo cercando di dare lungo tutto l’arco di questi quarantasette anni.
Ci cono state anche molte polemiche, non lo voglio dimenticare.
E noi?….
Abbiamo fatto come deve essere, la nostra parte, cercando di non pendere troppo da una parte o dall’altra, cercando non tanto le eventuali responsabilità ma richiamando ad un dovere, quello di non pensare a noi stessi ma a coloro che rappresentiamo?
E’ un esame di coscienza inevitabile per chi ha la possibilità di “fare politica”, ma una politica sana rivolta verso coloro che una voce non avrebbero e noi cerchiamo di darla.
Ci siamo conquistati nuovi amici o ne abbiamo anche persi?

Quella che chiamiamo dialettica o dialogo che, esasperandolo, porta spesso agli inevitabili scontri, esiste (non ci dovrebbe essere?…) anche se dovrebbe sempre portare comunque ad un accordo.
Questo ci ha forse fatto dimenticare che tutti lavoriamo per il bene di tutti, senza fini di lucro o di “gloria”?…
Proviamo, io per primo, a fermarci anche soltanto un attimo, per riflettere…
Qualcuno si chiederà che cosa vuol dirci il direttore del giornale con questo messaggio ed io gli rispondo subito senza che la domanda venga posta, parafrasando quella famosa trasmissione in cui il conduttore chiede: “…si faccia una domanda e si dia una risposta”.
Il direttore di questo giornale mette come suol dirsi “le mani avanti” per lanciare un messaggio senza distinzione di parte o di patologia.
Senza pensare che il nostro mondo è fatto di gente che si impegna in prima persona e gente che va, come suol dirsi, “a rimorchio”.
Ed è proprio a queste persone che non hanno la possibilità di intervenire ma che ci sono e ci giudicano, che mi rivolgo e dico esistono mille modi per costruire o “ricostruire” una unità che si è persa per strada.
Ci sono mille modi per non trasformarsi in quella comunità litigiosa e incapace come quella politica attuale, ma uno soltanto può essere efficace: il sapere che, parafrasando ancora una volta la celebre frase non nostra che spesso abbiamo ripetuto: “…siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare soltanto se stiamo abbracciati”.
Ecco quindi il perché dell’immagine di copertina.
Non è la prima volta che il nostro giornale mostra un’Italia incerottata ed è proprio questo il momento di riproporla perché i cerotti rappresentano molta parte della nostra attuale situazione.
Troviamo insieme la volontà di toglierli.

Brunello Mazzoli

Si ringraziano Roche S.p.A. e
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