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LA RUBRICA DELLA MENTE E DEL CUORE di Luisa Rinaldi

Riproponiamo questa rubrica nello stesso momento in cui Luisa, la responsabile degli scritti, ci manda un suo pensiero.
La riaccogliamo con vero piacere nella speranza che voglia continuare a rinfrescare questo nostro giornale che si avvia ormai verso il mezzo secolo di vita.
Il direttore


IL MONDO
Guardando l’immagine di copertina di EX (marzo/aprile) e leggendo l’editoriale a firma del Direttore Brunello Mazzoli, la memoria ha fatto un bel balzo indietro nel tempo ed è tornato anche in me vivo il ricordo di quella canzone, legato ad un mondo davvero molto diverso….
Allora” il mio mondo”era la prima vacanza senza genitori ospite degli zii a Palermo.
Estate 1965
L’aria calda della notte profumava di gelsomino e seduta su quel balcone affacciato su Via della Libertà ascoltavo, con mia cugina, a volume bassissimo, “Il mondo”.
Ascoltavo e sognavo il “mio mondo” come solo a quattordici anni si può fare; allora era facile immaginare un domani colmo di promesse, di un futuro roseo, appena nato.
Non sapevo ancora che quella sarebbe stata l’ultima estate di vera innocenza e spensieratezza.
Mentre il pensiero danzava con le note di quella canzone e il cuore scopriva le prime pulsioni i primi batticuori, stava per terminare per sempre la mia fanciullezza e il mondo che mi sembrava perfetto, stava per cambiare.
Quel mondo che mi faceva un sacco di promesse e che poi non è stato di parola!
Nel trascorrere degli anni quanti volti ha cambiato, quanti inaspettati dolori, delusioni, ma anche inattese sorprendenti gioie.
Oggi quel mondo si presenta stravolto. Tradite le nostre certezze, è bastato un microscopico virus ed ecco la nostra libertà costretta tra le mura di casa e le priorità si sono capovolte.
Uno scenario mai immaginato.
Giorni appesi a grafici, bollettini di guerra sconcertanti, terribili.
Mentre i giorni passavano ci si ripeteva come un “mantra”
Andrà tutto bene!
Così un anno fa ho visto giungere la primavera dal terrazzo di casa, l’ho vista invadere un mondo silenzioso, quasi stranito.
L’ho vista nel verde più intenso dei parchi e dei viali, irrompere indifferente, ignara del nostro sgomento.
“Primavera non bussa, lei entra sicura…” bellissima e tiepida come non ricordavo da tempo.
Avvolta nella sua luce nuova, con il pensiero trascinato altrove osservavo la vita trascorrere con parvenza di normalità e dando voce alle emozioni e cercando di inventare un mio mondo scrivevo…

“28 marzo 2020”
“L’acqua oggi scorre impetuosa e forma dei vortici ai lati del ponte.
Lungo la pista ciclabile solo qualche raro passante frettoloso, con il volto coperto da una mascherina.
Niente bambini con monopattini e biciclette, niente mamme che spingono passeggini, nessun ciclista.
Il silenzio è incombente.
Si impone solo la voce dell’acqua, col suo gorgoglio continuo, fino a ieri inudibile.
Terzo sabato di auto reclusione.
Oggi è tornato il sole, sul terrazzo l’aria è dolce.
Chiudendo gli occhi e spegnendo i pensieri, la mente viaggia e va ad inventarsi uno “scenario privato”.
Quella che sento scorrere non è l’acqua del canale davanti a casa; quelle increspature che si spezzano in piccoli gorghi spumosi, quel gorgoglio continuo è il via vai del mare, sono piccole onde che si rincorrono e cantano infrangendosi a riva.
C’è silenzio intorno, la spiaggia a marzo è vuota: sono sola.
Sola con un libro, un quaderno e una matita tra le dita.
Sono sola ascoltando questo silenzio che aiuta i ricordi a danzare nella mente.
Sono sola con le parole che cerco per inventare un silenzio di pace.
Luisa ci ha spedito questo suo libro di poesie che ha tre sottotitoli:
Tempo spezzato, Nuvole inquiete
Nuovi sorrisi.
Abbiamo scelto lo scritto “qualcosa di me”.


emoex

Qualcosa di me
Ci sono giorni in cui curo la malinconia e le nostalgie diventano come un grumo in gola. Allora scrivo.
Scrivo di quel tempo giovane che spensierato non è stato.
Scrivo dei segni che il tempo ha lasciato sul mio volto, mi soffermo a ricordare i giorni di gioia che sono evaporati rapidi e pieni.
Giorni che bastavano a se stessi e non sentivano il bisogno di essere scritti.
Spesso accade che “la vita quando è felice passi distratta”.
Restano invece impressi i giorni in salita, i giorni difficili, quelli che graffiano l’anima.
E scrivo di quei momenti in cui la malinconia si fa dolore immaginando le vie che non percorrerò e gli abbracci che mi mancheranno.
Mi chiedo cosa resterà delle emozioni e dei batticuori.
Di quell’immutato stupore di fronte al mare.
E dell’amore disarmante e unico arrivato a scompaginare gli anni.
Resteranno le parole e con loro qualcosa di me.
Così scrivo, per lasciare una traccia anche lieve, scritta a matita a chi amo, con l’illusione un giorno di “abitare” in loro attraverso le mie parole.

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