articoli

CAMPIONI DI RESILIENZA

emoexRosario, runner affetto da talassemia major, lo scorso 12 dicembre partecipando alla Catania Half Marathon fa reegistrare il tempo record di 1:37’:53”; un ottimo tempo, che da quanto ne sappiamo, infatti, risulterebbe essere il più veloce di sempre in una competizione ufficiale per una persona affetta da questa patologia.
Non potevamo lasciarci scappare l’occasione di conoscerlo e farci raccontare la sua esperienza attraverso questa bella intervista.


Raccontaci un po’ di te. Chi sei e che cosa fai.
“Ho 37 anni, sono calabrese ed attualmente lavoro per Poste Italiane, anche se ho studiato arti grafiche. Amo viaggiare, fare nuove esperienze e, da qualche anno ormai, correre…
Come è nata la passione per la corsa
Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita; negli ultimi anni, però, a causa del mio precedente lavoro da grafico, passavo troppo tempo al pc ed avevo bisogno di stare di più all’aria aperta, anche per prendere un po’ di sole, visti i risultati poco rassicuranti delle ultime MOC, perché, come saprete, una delle complicanze della talassemia è proprio l’osteoporosi.
Così ho pensato che, invece di fare esercizi in palestra, avrebbe potuto essere una buona abitudine fare qualche corsetta per irrobustire le ossa. Senza alcuna pretesa o velleità agonistica, ovviamente”.

Una mezza maratona non è una corsetta però.
E’ andato tutto secondo i tuoi programmi?
“Ha!…Ha!…. Ha!.. E’ vero, ma i grandi traguardi non sono altro che la sequenza di piccoli passi, e se questi piccoli passi sono guidati dalla voglia di stare bene anziché quella di strafare, il percorso è meno duro di quanto si possa pensare, anzi, per quanto mi riguarda è stato entusiasmante.
Vedere giorno dopo giorno, di settimana in settimana, miglioramenti che non credevi lontanamente possibili, regala tanta fiducia.
Tutto questo si porta con sè poi, nella vita di ogni giorno.
Quando affronti delle difficoltà, che sembrano impossibili da superare, sai che domani quell’impossibile può diventare possibile, impari a non gettare mai la spugna, perché vale sempre la pena lottare, crederci equivale a darsi una possibilità”.

Come ha inciso la corsa sulla tua salute e viceversa?
“Dopo un anno e mezzo di corsa ho ripetuto la MOC (Si tratta di un esame semplice, affidabile e a bassa esposizione radiante, che analizza la densità minerale ossea dello scheletro – n.d.R.), con valori ampiamente migliorati: questo è stato il successo maggiore, cronometro a parte.
Anche a livello cardiaco ci sono miglioramenti evidenti, tuttavia ci sono anche dei contro.
Correndo con continuità e alzando il ritmo, i valori di emoglobina si abbassano; non è stato facile trovare un equilibrio.
Mi alleno, infatti, a giorni alterni e non ogni giorno, e devo limitare gli allenamenti particolarmente intensi.
Al momento, con queste accortezze, riesco a mantenere i livelli di emoglobina pretrasfusionale intorno al 9,5, trasfondendomi, però, con un paio di giorni di anticipo.
Per me questo è un buon equilibrio, nel complesso mi sento molto meglio.
Come dicevo la malattia incide poiché nel mio caso devo comunque dosarmi più di quanto vorrei, questo non ti fa raggiungere il tuo pieno potenziale, ma è stato necessario per poter praticare sport in sicurezza e con beneficio”.

Le tue parole trasmettono tanta passione, cosa provi quando corri?
“Vedi l’asfalto scorrere veloce sotto i tuoi piedi, l’aria ti accarezza e si apre d’avanti a te facendoti entrare come in un’altra dimensione.
Le sensazioni del tuo corpo si amplificano incredibilmente e questo ti fa sentire ancora più vivo e parte determinante del mondo.
Il rapporto tra te, l’ambiente ed il tempo si trasforma totalmente, sono emozioni travolgenti”.

Quando ti trovi con altri talassemici, cerchi di parlare di tutto questo?
“Una passione è una passione, probabilmente parlo di corsa anche nel sonno. No, scherzo… è sempre difficile trovare il modo giusto di dire che tante cose oggi non ci sono precluse. Ogni paziente ha la sua storia”.

Temi di essere considerato una sorta di esaltato?
“Mi auto denuncio perché sicuramente lo sono!
Come tutti i runners appassionati, del resto.
Però, come dicevo, il segreto è trovare un equilibrio, ovvio che non rischierei mai la mia salute per questo; al contrario, ho iniziato proprio per stare meglio ed al momento ci sono riuscito, inoltre mi diverto e conosco spesso persone appassionate come me, con le quali nascono delle belle amicizie.
Ci sia allena insieme, si soffre insieme e poi, se,come in questo caso, arrivano anche dei bei risultati, si gioisce insieme.
Tutto questo è esaltante!”

Raccontaci un po’ della corsa, com’è andata?
“Una giornata che mi porterò nel cuore per sempre, tanto per incominciare è stato fantastico stare in mezzo a tante persone che hanno il coraggio di mettersi in gioco, che portano su quella linea di partenza i loro sforzi, i loro sogni e le loro storie… ognuna di queste unica.
Prima del via avvertivo un po’ di tensione, era la prima volta che partecipavo ad una competizione di questo tipo, non sapevo se sarei riuscito davvero ad essere abbastanza competitivo, e fra l’altro non mi sentivo nemmeno molto in giornata.
Allo sparo però è passato tutto, dopo qualche km ho visto che le gambe c’erano, riuscivo infatti a riprendere molti degli atleti partiti prima di me, ero davvero competitivo ed allora è stata felicità pura… avevo sullo sfondo l’Etna innevato da una parte ed il mare dall’altra. Un’emozione indescrivibile, e al traguardo poi, la bella sorpresa a livello cronometrico.
Ma un tempo diverso non avrebbe cambiato granchè, perché alla fine per me il vero successo è stato pensare di poter partire”.

Quindi pensi sia possibile per persone talassemiche praticare sport a livello agonistico?
“No; questo non lo so; non sono un medico e non ho le conoscenze per poter fare valutazioni di questo tipo.
Sicuramente però ogni sport fa storia a sè, come anche ogni paziente… alcuni sport mi sembrano, se non proibitivi, quantomeno fortemente sconsigliati.
Per quanto riguarda nello specifico la corsa non sono il primo al mondo ad affrontare distanze simili in competizioni agonistiche, sono state corse anche distanze molto maggiori, anche se ad un passo più lento poco importa, agonismo non significa arrivare prima degli altri, per me significa dedizione, impegno, stare in mezzo agli altri, confrontarsi e fare belle esperienze che ci arricchiscono.
Viviamo già, come ben sappiamo ormai, delle vite pienamente appaganti sotto tutti gli aspetti.
Penso ad amici che hanno delle splendide famiglie (e fra l’altro correre dietro 3 figli ogni giorno scommetto sia molto più impegnativo che correre la più dura delle maratone…) o delle carriere di successo… Tante persone lottano come leoni facendo cose eccezionali nonostante la malattia… lo sport tuttavia rimane purtroppo ancora per molti un po’ un tabù”.

Il segreto del tuo risultato?
“Fare le cose in maniera molto graduale, senza l’ossessione del risultato.
Ma soprattutto curarsi bene e prendersi cura di sè.
Avere fiducia nei sanitari che ci seguono ed avere la miglior compliance possibile alle terapie.
Io devo ringraziare i miei genitori che in questo mi hanno aiutato tantissimo, mi hanno fatto capire da subito che la mia vita dipendeva da questo.
Hanno fatto un gran lavoro, come molti dei genitori di persone affette da questa patologia.
In gara ho portato anche loro, oltre alle altre persone a cui voglio bene, come la mia fidanzata che è ogni giorno il mio coraggio e ai visi di tutti i pazienti che ho incrociato nei vari anni nei reparti.
Perché penso che il successo di uno dev’essere il successo di tutti”.

Si ringraziano Roche S.p.A. e
CSL Behring S.p.A. per il loro contributo incondizionato alla realizzazione del ChatBot.