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AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO “FARE RETE”

Il Premio Fare Rete nasce al fine di contribuire alla creazione e diffusione di una cultura di innovazione e di valori tra gli attori del sistema salute, a favore della sostenibilità economica del Sistema Sanitario Nazionale e della gestione della malattia.
L’iniziativa è stata presentata da Paola Pisanti, Presidente dell’Associazione.
Sono intervenuti il Prof. Walter Ricciardi, Presidente Istituto Superiore di Sanità, il Prof. Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita – Presidenza del Consiglio, che hanno tenuto lectio magistralis sul tema del bene comune e l’Ing. Pasquale Cialdini, Presidente della Consulta Cittadina Sicurezza Stradale, Mobilità Dolce e Sostenibile che ha esposto l’esperienza pratica della Consulta come rete tra cittadini e Istituzioni per migliorare la sicurezza stradale e contribuire al ben comune.
“Il concetto di bene comune – ha affermato la Dott.ssa Paola Pisanti – lo ritroviamo in tutte le espressioni di diritto umano. Non è la somma dei beni ma significa condividere le scelte per ottenere il bene, che si riversa poi nella comunità. Noi ci dobbiamo domandare come fare per costruire il bene comune che non deve rimanere soltanto un’espressione ma costruito attraverso una rete. Significa poter creare quel network di interessi che non sono solo economici. è un’opportunità per tutti, perché ha una ricaduta positiva e va costruito attraverso delle progettualità. Nel nostro campo, la progettualità può riguardare la salute, l’ambiente e il lavoro che si interfacciano e si sovrappongono: non può infatti esserci benessere se non c’è lavoro e non può esserci salute se non c’è un ambiente sano.
 Il premio, è un’espressione di come questa progettualità si può concretizzare. Una tematica del Premio è quella della Salute e Welfare e l’altra è quella dell’Educazione. Nell’ambito del primo tema sono comprese alcune sottoaree che sono di grande importanza come la domiciliarietà, la non ospedalizzazione, la centralità della persona nelle cure, l’accesso ai servizi, la qualità di vita delle persone, l’integrazione di tipo socio ambientale. L’altra area, continua Paola Pisanti, è quella dell’educazione: educare i ragazzi a uno stile di vita corretto che serve ad esempio, anche a vivere la città con un rapporto di rispetto della strada, del pedone, dell’utilizzo della macchina. Quindi, il premio intende premiare quei progetti che poi sarà possibile capillarizzare. Partire dal bene comune, passare attraverso la progettualità fino ad arrivare alle evidenze che ci aiutino a vivere meglio.”

“Bene comune in una società che è sempre più individualistica, parcellizzata – esordisce Walter Ricciardi – è andare contro corrente. Significa, sottolineare quanto certi interventi, abbiano poi delle ricadute sulla società e sulle singole persone. È una sfida controcorrente, nel momento in cui è tutto parcellizzato e di cui l’individuo a volte è solo di fronte alla società. Persino a livello globale i singoli paesi lottano l’uno contro l’altro, in una sorta di guerra combattuta con altri mezzi: economici e politici, questo è a mio avviso, particolarmente importante. Bene comune inoltre,  per antonomasia sono l’educazione, la formazione, la salute, la sanità, cioè tutte cose che sostanzialmente, sono da affrontare e risolvere. Non ci si può auto-formare e non ci si può auto-curare, quelli che lo fanno, vanno incontro a problemi seri perché rimangono ignoranti o come si dice oggi ‘analfabeti funzionali’. Sono coloro che hanno seri problemi ad inserirsi e quando si ammalano, muoiono per mancanza di conoscenza.
Oggi, la sanità è sempre più tecnologica ed è giusto che sia così, perché abbiamo delle innovazioni tecnologiche fantastiche, mai come prima nella storia della medicina ad oggi, abbiamo visto risorse sempre migliori. È chiaro che, anche in questo caso, il problema deve essere affrontato in maniera collettiva. Queste tecnologie costano, quindi, nessun singolo individuo potrebbe permettersi il lusso di usufruirne attraverso un accesso individuale,
Questo, anche nel nostro paese, emerge come un problema gravissimo, perché da una parte all’altra del paese, ci sono 4 anni di differenza di aspettativa di vita motivati anche da questo. La sostenibilità è una sfida importante, perché oggi, fra invecchiamento della popolazione, aumento delle malattie, innovazione tecnologica e i loro costi oltre che la differenziazione professionale, sempre meno medici e meno infermieri, diventa veramente difficile garantire il sistema. Di fatto, all’OCSE, hanno ormai assodato che nessuno dei paesi occidentali ha una sanità sostenibile, quindi bisogna ragionare, le risorse ci sono, devono essere utilizzate meglio e soprattutto bisogna fare uno sforzo comune tra politica, management, professionisti e cittadini per cercare di garantire le cure.”

“Essendo un endocrinologo – così introduce la sua Lectio il Prof. Andrea Lenzi – abbiamo pensato di fondare quest’Istituto per la Salute nelle città che comprendono il 50% della popolazione mondiale ed è previsto che nel 2050 comprenderanno il 70%. Dico questo, perché bene comune significa comunità e quindi quando la maggior parte della popolazione mondiale vive nelle città, noi studiosi di numeri, dobbiamo osservare con attenzione quanto accade lì: amministratori, cittadini, medici, epidemiologi e urbanisti devono approfondire i numeri.
Le tre cose che ritengo fondamentali, sono la formazione, l’educazione e anche l’informazione e tutto questo deve essere mirato non solo ai cittadini ma anche agli amministratori.
Tutto andrebbe molto meglio, se cominciassimo a lavorare sui ‘super giovani’ cioè sull’educazione scolastica a partire dai primissimi giorni dell’infanzia. Ci aiuterebbe, a creare i cittadini di domani. Il mondo è diventato come un condominio: se butti un pezzetto di carta per terra, nel pianerottolo di casa, il giorno dopo lo ritrovi”.

“La sicurezza stradale – afferma l’Ing. Pasquale Cialdini – dovrebbe essere un bene comune per tutti i cittadini, la mobilità sostenibile dovrebbe essere un altro dei beni comuni dei cittadini che i cittadini hanno nelle loro città e nel territorio italiano. Quindi un convegno che invita a fare rete alla ricerca del bene comune per la sicurezza stradale è proprio quello che serve, poichè non basta che solo gli utenti si adeguino alle norme ma è importante che le istituzioni, gli enti proprietari di strade, i fabbricanti di veicoli si adeguino anche loro, ad una visione diversa della sicurezza proprio in funzione del bene comune”.

“La parola Bene Comune – afferma Giuseppe Morelli –  in realtà sono due parole: bene che è un’opzione di un orientamento verso una realtà che ci trascende ma che ci chiede di essere incarnati nel mondo. Una realtà che agisce nel mondo.
L’altra parola: è il fatto che non esiste il bene se non esiste una vita insieme, perché noi come esseri umani e persone siamo relazionali, quindi se viene a mancare questa dimensione è chiaro che non esiste la possibilità di realizzare il bene. La salute è da intendersi, come salute integrale, quindi non solo come aspetto del corpo ma anche dell’anima e questo ha un collegamento diretto anche con quella che è la terza dimensione che è quella vitale, quella con la vita e spirito. In questo senso la salute rappresenta uno stato di grazia, proprio per ogni persona per la quale noi come comunità, famiglie, associazioni e comunità di base abbiamo il dovere di pensare al bene comune di ogni persona che si esplica anche nella salute integrale”.

Angelo Tanese afferma: “Sempre di più noi dobbiamo essere consapevoli che la salute non è assenza di malattia ma è determinata da comportamenti, stili di vita e un insieme di elementi che devono essere considerati temi di promozione della qualità della vita e del benessere delle nostre comunità. è molto importante, costruire, fra tutti gli attori del sistema, una maggior collaborazione per promuovere delle politiche sane. Oggi, si è anche parlato di quanto sia importante nelle città di porre al centro la salute e anche che il SSN sia un grande patrimonio da salvaguardare. C’è da auspicare anche una politica più attiva, più partecipata e più condivisa”.

Si ringraziano Roche S.p.A. e
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