Quinta puntata della rubrica psicologica.
La dottoressa Gagliardini parla del libro “Nessuno può volare”.
Ricordiamo che nella sua presentazione della prima puntata affermava che i temi affrontabili in questo campo sono molti: il corpo, la malattia, la genitorialità, il rapporto tra fratelli, la scolarità, la psicosomatica, il rapporto di coppia.
Questa volta parla attraverso una recensione del libro, di emozioni, pensieri e sentimenti provati di fronte ad una malattia organica e conclude con le parole di Seneca che affermava:
“ La tranquillitas si definisce come la disposizione psichica di un soggetto che nella sua vita tiene una rotta stabile, regolare e sicura, buona, che è ben disposto verso se stesso … che evita gi eccessi di desideri in saldo negativo (carenza di desideri, eccessiva rinuncia a realizzarli), ma anche brame sconsiderate (avidità, aspirazioni abnormi) ….
Naturalmente questo equilibrio vitale non è facile, né è un raggiungimento banale: presuppone un lavoro su di sé profondo e in certi casi duro …”.
Durante le festività natalizie ho visto pubblicizzato e bene recensito il libro di Simonetta Agnello Hornby “Nessuno può volare”.
L’autrice di origine italiana, ma vivente in Inghilterra da diversi anni, è molto conosciuta per i suoi romanzi. Ha lavorato per diversi anni in ambito legale occupandosi di casi anche molto complessi a livello sociale.
“Nessuno può volare” è un racconto aperto sulle emozioni, pensieri, sentimenti provati di fronte alla malattia organica.
L’autrice fin da piccola si ritrova di fronte alla malattia del padre che è affetto da osteomielite. In età adulta è sottoposta a una prova più dura quando al figlio è diagnosticata una forma di sclerosi multipla rara e non curabile con i farmaci.
Il libro è molto interessante perché da spazio anche alla voce del figlio che in prima persona esprime il suo vissuto e i suoi pensieri. Così lo scorrere delle pagine intercala le due voci, della madre e del figlio, mostrando due diversi modi di vedere la realtà.
è racconto semplice, ma intensamente emozionante perché i due protagonisti scoprono il loro essere insieme alla malattia.
Le difficoltà si articolano su diversi livelli: il rapporto con la malattia, con il proprio corpo, con se stessi come persona, con l’altro, con l’ambiente.
Naturalmente i due protagonisti parlano uno dell’altro mostrandoci il loro rapporto prima e dopo la malattia.
La malattia è relazionale. Relazione tra se e il corpo, relazione con il mondo esterno.
Questo gioco d’interscambio di comunicazioni consce (consapevoli) e inconsce (inconsapevoli) costruiscono il sentire dell’individuo e il suo essere nel mondo.
Il rifiuto della malattia porta con sé il rifiuto del corpo provocando l’annullamento di una parte della propria identità.
l corpo perché possa essere integrato nell’apparato psichico deve essere rappresentato, costruito sotto forma d’immagine nella mente. Per questo, se si nega o cerca di cancellarne una parte, automaticamente si annienta una zona psichica.
L’autrice (2017, p.106) nel suo bel libro dice “in casa nostra si cercava di “normalizzare” le disabilità altrui attraverso il linguaggio, ma con il tempo mi sono resa conto che questo intento in sé lodevole rischia, soprattutto se le parole non sono accompagnate da azioni molto concrete, di trasformarsi in una pericolosa negazione dell’evidenza” e ancora “per migliorare la vita dei disabili, e di noi abili, e vivere insieme, e fronteggiare le difficoltà- loro e nostre- dobbiamo anzitutto conoscerci e imparare ad accettarci”.
Io penso che queste considerazioni si riferiscano a dare un senso consono alla realtà evitando di presentare un fondo illusorio che troverebbe inderogabilmente la disillusione in un periodo successivo.
Accettare se stessi e l’altro significa potere presentarsi in tutta la complessità umana, evitando di ridurre tutto a un unico aspetto.
Le righe di questo libro ci portano costantemente alla presa di coscienza del corpo sentito a volte pesante, ingombrante o oggetto di scherno, svalutazione. Giorgio descrive molto bene il bisogno di ritrattare il rapporto con il suo corpo.
Egli sente di avere a che fare con una nuova ristrutturazione dei limiti a causa del cambiamento del suo status.
Le parole “lucide” di Giorgio ci dicono “ all’epoca non capivo cosa mi preoccupasse tanto. Il pensiero di apparire visibilmente diverso dagli altri figli, mariti e padri mi rendeva ansioso e arrabbiato, addirittura depresso: mi sarei spinto fino al limite e oltre prima di accettare gli aiuti che sapevo necessari per muovermi. …..
Chiaramente c’era una differenza tra essere malato ed essere disabile. La prima condizione è privata, la seconda pubblica” (2017, p.132). Questo ci mostra come il rapporto con l’esterno sia fondamentale per accettare se stessi.
Il titolo “Nessuno può volare” ci riporta a riconsiderare il concetto di limite e di realtà, ma anche che nessun individuo, malato o meno, può fare a meno di considerarlo.
In un mio scritto pubblicato sul quotidiano “La Voce di Romagna” (5/9/16) sottolineavo che “ … già l’apparato psichico ha bisogno di definire dei confini per darsi un’organizzazione; infatti, si struttura in conscio, preconscio, inconscio o nella seconda topica freudiana in Io, Es, Super-Io.
La nostra mente cioè è suddivisa in modo tale che ogni “settore” svolga una certa funzione e sia strutturato secondo certe leggi e regole”.
Il corpo “sentito” è il frutto delle nostre attribuzioni e d’interpretazioni provenienti dall’altro come sottolinea Aulagnier, nel suo testo sulla “Violenza dell’interpretazione”.
Quest’autrice evidenzia come il genitore attribuisce, nelle sue verbalizzazioni, delle qualità o meno al figlio e che questo meccanismo sia funzionale quando non eccessivo.
Il corpo fa cioè parte interamente della nostra vita ed è determinato dal nostro sentire, dalle dinamiche psichiche interne, dal rapporto con l’altro che lo determina.
Il bambino ha bisogno che i genitori gli parlino del suo corpo.
Lo nominino per renderglielo consapevole, per attribuirgli valore per spingerlo verso un al di qua del Principio di Piacere come ci suggerisce Freud.
Quest’ultima citazione a che fare con la soddisfazione che il corpo può vivere investendolo positivamente.
Freud parlava già nei suoi primi scritti della soddisfazione allucinatoria del desiderio.
Semplificando molto, quando le prime esperienze madre- bambino-corpo sono soddisfacenti, il bambino acquisisce la capacità di investire quell’esperienza che genera piacere. Se ciò non avviene e l’esperienza madre-corpo assume un valore opposto si attiva un circolo ripetitivo di riproduzione del negativo nel tentativo di modificarne il risultato.
Tutto questo ci fa osservare quanto la mente sia complessa e come corpo e mente interagiscono continuamente nella loro determinazione.
La loro scissione (rottura di legame) crea patologia come nei casi molto gravi di psicosi, cioè quei pazienti che operano una frattura con la realtà delirando (costruzione di una propria realtà).
Sempre di più penso che il rendere consapevole ciò che si è voluto cacciare dalla mente perché disturbante, possa fare sentire l’individuo di essere nel mondo.
L’uso massiccio di difese come la negazione non fa che fragilizzare la psiche rendendo l’individuo impossibilitato a vivere.
Concluderei citando Seneca (2014, p.35-36) che ci dice “La tranquillità si definisce come la disposizione psichica di un soggetto che nella sua vita tiene una rotta stabile, regolare e sicura, buona, che è ben disposto verso se stesso … che evita gi eccessi di desideri in saldo negativo (carenza di desideri, eccessiva rinuncia a realizzarli), ma anche brame sconsiderate (avidità, aspirazioni abnormi) …. Naturalmente questo equilibrio vitale non è facile, né è un raggiungimento banale: presuppone un lavoro su di sé profondo e in certi casi duro …”.
Anita Gagliardini
agagliardini@libero.it
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Riferimenti bibliografici
Agnello Hornby S. (2017), Nessuno può volare, Ed. Feltrinelli
Aulagnier P. (2005), La violenza dell’interpretazione, ED. Borla
Freud S. (2008), Progetto di una psicologia, Vol.II, Ed. Boringhieri
Gagliardini A. (2016), Quando il limite non è solo una sfida, Giornale la Voce di Romagna
Seneca (2014), La tranquillit dell’animo, Ed.Bur