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NUOVE PROSPETTIVE PER LA TERAPIA DELLA DREPANOCITOSI

All’ultimo congresso americano di ematologia sono state presentate diverse novità sulla terapia dell’emofilia; dagli ultimi dati sull’anticorpo monoclonale crizanliizumab e su un altro farmaco, voxeletor, ai risultati preliminari su nuovi farmaci che interferiscono con l’infiammazione, agli studi sulla terapia genica.
Riprendiamo il testo di questa intervista con la Professoressa Lucia De Franceschi, Associato di Medicina Interna all’Università degli Studi di Verona che fa riferimento ad un colloquio avvenuto dopo il congresso di Orlando 2019, ad un incontro nel quale i massimi esperti italiani hanno presentato una sintesi degli studi e i risultati più significativi di cui si è parlato al meeting americano.


La dottoressa De Franceschi ha parlato di una molecola molto interessante, un inibitore specifico della p-selectina.
“La p-selectina – ha affermato testualmente – è una proteina infiammatoria che media i rapporti tra i neutrofili parte della risposta infiammatoria e l’endoteliovascolare con i globuli rossi, quindi partecipa alla genesi delle crisi vaso occlusive alla creazione degli eterotrombi.
È molto interessante perché l’uso di questo anticorpo si è dimostrato che allunga l’intervallo di tempo tra una crisi vaso occlusiva e l’altra, riduce anche  la gravità delle manifestazioni e sembra anche efficace su tutti i genotipi che sono relati all’anemia falciforme”.
La professoressa fa riferimento agli studi che sono stati presentati che hanno valorizzato e evidenziato gli effetti collaterali che sono sostanzialmente modesti e non ci sono state controindicazioni che hanno creato criticità rispetto all’uso dei farmaci e quindi questo rappresenta a tutti gli effetti una nuova molecola che potrà essere utilizzate nei pazienti con anemia falciforme, da sola o in associazione con idrossiurea.
“Questa molecola – ha continuato la De Franceschi – è già approvata dall’FDA (Ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti  farmaceutici, dipendente dal Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America – n.d.R.) per l’uso nei pazienti affetti da anemia falciforme negli Stati Uniti”.

Le sono state chieste notizie su un altro farmaco che è in fase tre, si chiama Voxeletor ed ha un meccanismo diverso dal precedente, come agisce e quali dati sono stati riportati a Orlando.
“Voxeletor ed è molto interessante, è una molecola disponibile oralmente quindi è una compressa che il paziente prende per via orale e previene la generazione di quei globuli rossi che si intrappolano nel micro-circolo.
Questa da sola in associazione con l’idrossiurea aumenta l’intervallo tra una crisi vaso occlusiva e l’altra e soprattutto aumenta i livelli di emoglobina senza peggiorare il fenotipo, quindi sembrerebbe essere uno strumento molto interessante molto flessibile prospettivamente da usare negli adulti.
Adesso vi è anche uno studio sulla popolazione pediatrica e quindi costituisce a tutti gli effetti un nuovo strumento”.
Le notizie ci dicono che FDA ha aperto l’uso a questa molecola sui pazienti con anemia falciforme negli Stati Uniti e in Europa sia la prima che la seconda molecola sono al controllo dell’EMA (Agenzia Europea per i medicinali)  per la valutazione e la successiva apertura anche ai pazienti a livello europeo.

L’INFIAMMAZIONE CRONICA
Un’altra domanda che è stata rivolta alla professoressa riguarda studi che sono in fase preliminare  e che riguardano nuove molecole che interferiscono con le infiammazioni.
“L’infiammazione cronica e la vasculopatia infiammatoria – ha risposto la De Franceschi – sono a tutti gli effetti parte della patogenesi del danno d’organo acuto e cronico in questi pazienti.
Abbiamo visto due studi interessanti, uno di fase uno dove si dimostra soprattutto un miglioramento del danno renale correlato all’anemia falciforme; quella della fase due interviene nelle crisi vaso occlusive”.

La domanda finale che non poteva mancare è stata quella sulla terapia genica.
“Mentre per l’emoglobinopatie con la beta-talassemia l’esperienza di terapia genica è più consolidata – ha concluso l’intervistata – per quanto riguarda l’anemia falciforme gli studi sono ancora alla fase uno, quindi si tratta di valutare l’efficacia e l’efficienza della tollerabilità di questa terapia.
Abbiamo visto due diverse strategie: una con l’uso dell’anti-virus identico a quello della beta-talassemia con funzione anti cycling.
Il secondo invece con il blocco di lavoro sulla riduzione della sintesi di emoglobina S a favore dell’emoglobina fetale.
Si parla di un numero di pazienti molto limitato, ma siamo molto interessati a vedere il follow up a lungo termine.
Nel primo gruppo di pazienti, quelli trattati con il lenti virus si è visto alla presenza di crisi vaso occlusive a 3-4 mesi dopo la terapia genica non così gravi da implicare ospedalizzazione però ci da un messaggio molto forte.
O selezionare meglio il paziente oppure pensare ad un’altra strategia”.

Il messaggio chiave che scaturisce dal convegno di Orlando quindi, dalle parole della prof.ssa De Franceschi, che si hanno a disposizione due interessantissimi strumenti terapeutici e considerare anche la grande potenzialità di utilizzare questi farmaci in modo personalizzato sul paziente in associazione tra loro o addirittura in associazione con idrossiurea per poter interferire sulla storia naturale della malattia.

Si ringraziano Roche S.p.A. e
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