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RUBRICA PSICOLOGICA: COPPIE

Qarta puntata della rubrica psicologica.
La dottoressa Gagliardini tratta il tema delle coppie.
Ricordiamo che nella sua presentazione della prima puntata affermava che i temi affrontabili in questo campo sono molti: il corpo, la malattia, la genitorialità, il rapporto tra fratelli, la scolarità, la psicosomatica, il rapporto di coppia.

“… l’intimità favorisce un clima di spontaneità, autenticità e confidenza che si manifesta nel condividere esperienze e segreti senza pudore eccessivi né indiscrezioni, né timore a sovraccaricare l’altro, né desiderio di destabilizzarlo.
Depositare i suoi segreti nell’altro implica maggiore dipendenza verso di lui, però il condividere allevia i suoi dispiaceri e si guadagna in sicurezza”.


Essere coppia non sempre si presenta un compito semplice.
Due individui devono riuscire a trovare un equilibrio nella loro complessità.
Primariamente significa accettare la diversità.
A volte quest’aspetto può essere elemento di crescita e stimolo perché i coniugi trovano tra loro una complementarietà efficace.
Altre, invece, diventano fonte di conflitti purtroppo in taluni casi insanabili.
Spesso si sente dire “Non mi capisce” come se il coniuge non riuscisse a mantenere quell’atteggiamento empatico che permette di ipotizzare come l’altro possa sentirsi in quella situazione.
La coppia deve continuamente ridefinirsi, trasformarsi, adattarsi, crescere in relazione ai diversi eventi della vita.
Pensiamo quando nasce un figlio.
La madre è molto rivolta al suo piccolo e “trascura” apparentemente il compagno perché il nuovo compito la impegna e la stanca.
Nell’arco di un certo periodo, però, deve essere in grado di ricostruire con il marito quella complicità di coppia necessaria al mantenimento della relazione, ma anche alla crescita del bambino.
Ne parla molto bene Fain in un suo articolo quando sottolinea l’importanza nella vita del bambino di sentire che la coppia tra madre e padre è qualcosa di diverso rispetto al suo rapporto con la nutrice.
Ma pensiamo anche quando crescendo, i figli si allontanano dal nucleo familiare lasciando un senso di vuoto.
Ma anche un pensionamento, un licenziamento richiedono una versatilità nella gestione della dinamica di coppia.
La coppia deve riuscire a mantenere un certo grado d’intimità.
Eiguer (P.4) sottolinea che “… l’intimità favorisce un clima di spontaneità, autenticità e confidenza che si manifesta nel condividere esperienze e segreti senza pudore eccessivi né indiscrezioni, né timore a sovraccaricare l’altro, né desiderio di destabilizzarlo.
Depositare i suoi segreti nell’altro implica maggiore dipendenza verso di lui, però il condividere allevia i suoi dispiaceri e si guadagna in sicurezza”.
Sempre quest’autore mostra che l’intimità di coppia è assai diversa rispetto a quella con gli altri membri della famiglia; “determinate intimità della coppia, non si rivelano ai figli; quella di un figlio, non a sua/o sorella/fratello.
Questo segue una linea che specifica e preserva le differenze di generazioni, di genere, di funzioni familiari, di tipo di vincolo” (p.5).
Trovo interessante quest’ultimo aspetto perché ci riporta alla necessità di lavorare con i propri figli sull’accettazione della diversità, sviluppandola come momento di arricchimento.
Forse non a caso ho iniziato a scrivere queste righe su un giornale che parla di malattia organica.
Perché il tema dell’accettazione della diversità può farsi sentire a volte più forte, e non solo.
Penso alle difficoltà della coppia a ritrovare un proprio momento d’intimità, riportandoci a quello detto da Fain, quando i genitori sono alle prese con la preoccupazione sulla salute del proprio bambino.
Ma anche come, in taluni casi, l’intimità familiare, sia stravolta dalla compresenza di altri membri della famiglia allo scopo di aiutare la coppia in difficoltà.
Tuttavia è necessaria la ripresa di una complicità di coppia rivolta alla crescita non solo del bambino, ma anche della relazione tra coniugi che non devono negarsi il piacere dello stare insieme e del condividere l’esperienza, qualsiasi essa sia.
Parlare, ma soprattutto imparare ad ascoltare per darsi la mano e crescere insieme anche di fronte alle difficoltà della vita.
Solo un ascolto attento dell’altro, nel rispetto della sua diversità, permette di accompagnarsi in un viaggio tortuoso che può diventare faticoso, ma appagante.
Lasciare spazio e tempo alla coppia e al singolo nella relazione, quando i tempi e gli spazi sembrano divergere tra i coniugi.
Affidarsi e fidarsi dell’altro che sarà all’altezza del compito arduo, complesso di essere coniuge e genitore.
Sapere appoggiarsi e chiedere aiuto pensando che l’altro sarà lì presente per sostenere e accogliere.
Essere lì per l’altro, senza perdere se stessi. Tutto questo è il duro lavoro di una coppia.
Una coppia che rimane tale se riesce a mantenere viva la comunicazione e il confronto come vero atto d’amore.

Anita Gagliardini
Psicologa-psicoterapeuta
agagliardini@libero.it

Bibliografia
Eiguer A., (2017), “Psicoanalisis por telefono y sKype. Teoria y Pratica” in Cursos virtuale Apdeba.
Fain M. (1971), “Prélude à la vie fantasmatique”, in Revue Franchayse  de Psychanalyse, Tome XXXV, 291-364

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