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TERAPIA GENICA DELLA TALASSEMIA: QUALE FUTURO?

Franco Locatelli, Professore Ordinario di Pediatria – Università “La Sapienza” 4, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia e Terapia Cellulare e Genica, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, da inizio 2019 è direttore del Consiglio Superiore di Sanità (CSS). Sappiamo che Locatelli, tra i tanti studi effetrtuati in anni di attività, ha oggi messo a punto la tecnica che ha permesso ad Alex, bambino affetto da una malattia molto rara, di essere curato con un trapianto di cellule staminali da genitore.
Ed a proposito di cellule staminali, noi che trattiamo la talassemia e lo abbiamo incontrato la prima volta quando ancora lavorava a Pavia, vediamo a che punto si trova la ricerca per la terapia genica su questa malattia rara.
Certamente non è la prima volta che lo facciamo intervenire nel nostro giornale ma lo facciamo ancora certi di non fare dispiacere a chi vive la talassemia e, dopo i tanti miglioramenti avvenuti nella cura, ora si aspetta anche la guarigione.

Prof. Locatelli, lei lo avrà ormai raccontato centinaia di colte ma noi vorremmo che ci ripetesse in cosa consiste esattamente la terapia genica della talassemia?
“Consiste nel raccogliere le cellule staminali emopoietiche ovvero quelle deputate alla produzione degli elementi figurati del sangue di un paziente e nel modificarle geneticamente introducendo una coppia sana del gene difettivo nella patologia in particolare, quindi del gene che codifica per la sintesi della beta globina”.

Questo come lo fate in termini pratici?
Visto che è una procedura complessa e che richiede tempo.
“Una volta raccolte le cellule staminali di un soggetto, le si seleziona in modo tale da averle selezionate appunto pure e vengono incubate con un virus che si chiama lentivirus che permette l’integrazione del DNA nella sua coppia sana che codifica per la sintesi della beta globina l’interno delle cellule di un paziente. Cellule così prodotte vengono poi testate per tutto il profilo di sicurezza una volta ottenuti i test di rilascio è possibile dare corso alla procedura di infusione delle cellule geneticamente corrette.
Tutto questo procedimento comporta un lasso temporale quantificabile nell’ordine delle 11-12 settimane”.

Come fa questo virus ad essere così selettivo, così preciso a riconoscere il gene malato e sostituirlo con il gene sano?
Sembra un miracolo.
“I lentivirus hanno rappresentato una tappa importante per quello che è stato l’approccio di terapia genica delle malattie ereditarie, delle malattie costituzionali e si sono mostrati significamente superiori rispetto ad altri approcci per esempio quelli basati sull’impiego di retrovirus che vanno assolutamente bene per altri tipi di approcci di terapia genica e antitumorale ma non per la terapia genica di malattie ereditarie.
Quello che è importante sottolineare è che rispetto alle prime esperienze è stato addirittura ottimizzato il processo di trasduzione è il termine tecnico, alla modificazione genetica delle cellule arrivando a percentuali di efficienza assai vicine al 100% potendosi in questo modo integrare un alto numero di copie del vettore che porta il gene sano all’interno della singola cellula”.

Gli studi condotti con questa terapia attualmente sono tre, i pazienti testati sono ormai diverse decine. Che bilancio possiamo trarre da questa esperienza e se in questi casi si può già parlare di una vera guarigione?
“Siamo partiti con le esperienze iniziali negli Stati Uniti, nel sud est Asiatico e in Australia in uno studio chiamato Nostar e già lì si era ottenuta l’informazione che in quel gruppo di pazienti talassemici che ha una produzione residua di emoglobina nell’ordine dei 2,5 – 3 grammi i così detti pazienti beta +, era possibile ottenere l’indipedenza trasfusionale.
Adesso ci sono altri due studi in via di finalizzazione che si chiamano Nostar 2 e Nostar 3, mirati selettivamente il primo sui pazienti con produzione residua di emoglobina e il secondo su quei pazienti che non hanno alcuna produzione residua di emoglobina.
I dati che oggi abbiamo a disposizione ci indicano che è possibile ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni quindi questi pazienti non devono più ricevere trasfusioni in maniera continuativa e periodicamente cadenzata e questo chiaramente si traduce con una parola sola: guarigione”.

Il suo è l’unico Centro in Italia in cui sono state testate su un numero elevato di pazienti questa terapia genica.
Qual è la sua esperienza personale anche proprio a contatto con i pazienti, cosa vuol dire quando uno riesce ad uscire da una malattia che pesa così tanto sulla vita quotidiana?
“Difficile riassumere in una parola sola il vissuto però indubbiamente c’è stata la percezione sia dei pazienti sia nostra di essere alla frontiera estrema di una rivoluzione in medicina per una malattia genetica assai diffusa nel nostro paese, sono circa 7.000 i soggetti che necessitano di trasfusioni regolari.
È chiaro che per questi pazienti riuscire ad emanciparsi dal fabbisogno trasfusionale quindi a poter riprendere una vita non più condizionata dalla necessità di essere regolarmente trasfusi, di assumere farmaci per rimuovere il ferro che altrimenti si accumulerebbe con le trasfusioni, rappresenta chiaramente una situazione straordinariamente gratificante.
Pensi che alcuni di questi addirittura sono nella condizione di iniziare dei programmi di salasso terapia per rimuovere il ferro, per uno che ha ricevuto trasfusioni a vita è difficile immaginare qualcosa di emotivamente più gratificante.
Al Bambin Gesù abbiamo già infuso 8 pazienti con straordinaria soddisfazione, gli ultimi due che includeremo in entrambi i trial completeranno il percorso nei prossimi giorni”.

Prima lei ha detto una cosa molto bella che riguarda la sua esperienza professionale, una sensazione che c’è negli ultimi tempi vorrei che ce la dicesse anche a noi.
“La sensazione che questo periodo clamorosamente più entusiasmante nella carriera di chi fa un lavoro come il mio, gli avanzamenti bio tecnologici sono incredibili e riusciamo ad ottenere risultati che anche solo 7-8 anni fa non erano neppure immaginabili”.

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